domenica 9 febbraio 2014

Marmellata d'arance amare "Daddy's Seville Orange Marmalade"

Non ringrazierò mai abbastanza Arance da Gustare (in Facebook li trovate qui) per i meravigliosi agrumi, che mi inviano a prezzi vantaggiosi dalla Sicilia, e  la cara amica Claudia che, sul suo blog "Dentro l'ombra dell'ombrico non resta che lombrire", ha pubblicato il procedimento per questa marmellata inglese d'arance amare.
Sono chiamate anche arance di Siviglia per la grande presenza di queste piante in quella località, il curioso è che questa abbondanza di frutti non sia mai stata utilizzata in loco anzi, le asprissime arance vengono lasciate marcire a terra e anche sui marciapiedi.
La popolarità di questa "marmalade", nome compreso così simile all'italiano "marmellata", è dovuta agli inglesi.
Sembra che, nei tempi dei tempi, un carico di arance spagnole non venisse ritirato nel porto di Aberdeen, in Scozia, e per non perdere il prodotto a qualcuno sia venuto in mente di farle cuocere con lo zucchero.
Questo preparato senza nome piacque moltissimo ad una nobildonna tanto che il suo cameriere, con il tipico accento scozzese, continuava a chiederle:
- "More my lady?" (ne vuole ancora?)
Questo portò ad attribuire il nome "marmalade" a questa squisita leccornia.
Ora vi spiego il procedimento per ottenere questa speciale marmellata con la ricetta di Daddy che, come dice Claudia " è il babbo della mai abbastanza lodata Sara Paston-Williams, autrice di un bel libro, che si intitola Jams, Preserves & Edible Gifts".

Marmellata d'arance amare "Daddy's Seville Orange Marmalade"



ingredienti 
per 8 vasetti da 250 ml.:
900 g. di arance amare o arance di Siviglia

martedì 21 gennaio 2014

Baccalà fritto in pastella o merluzzo fritto

Già da Natale avevo voglia di cucinare il baccalà fritto in pastella, era uno dei miei piatti preferiti da bambina. Il venerdì  mattina la nonna mi mandava alla salumeria Pozzoni, nella Sondrio vecchia, poco distante da casa mia:
- Cinque pezzi di merluzzo!
chiedevo ad alta voce davanti al bancone, alzandomi sulle punte dei piedi per farmi vedere. Mi facevano scegliere e naturalmente indicavo i pezzi più cicciotti e croccanti.
A dir la verità a me piaceva la pastella fritta anche se pesava una mattonata, infatti spesso era più pastella che pesce, ma per me golosastra era il massimo.
Noi gente di montagna lo abbiamo sempre chiamavamo merluzzo fritto ma in effetti sarebbe baccalà, da non confondersi con lo stoccafisso che sempre merluzzo è... poi c'è il bacalà, quello con un "C "sola:  è lo stoccafisso che i vicentini, fin dalle prime importazioni del navigatore veneziano Pietro Querini nel 1432, hanno sempre chiamato bacalà con una c sola.
Questi veneti... che confusione!!
Sembra però che la colpa della confusione  risalga a secoli e secoli prima e sia dei Vichinghi e dei Baschi.
I biondi Vichinghi (non bionde vichinghe, quelle sono arrivate sulle nostre spiagge molto dopo), dicevo... i biondotreccioluti avevano la materia prima molto abbondante.
Le acque della Norvegia e delle isole Lofoten pullulavano di merluzzi, i Vichinghi li pescavano anche con le mani e li facevano essiccare all'aria aperta.
Diventavano così stoccafisso da stock, legno, e fish, pesce, alias bastone di legno, perché tale appare per la sua durezza.
Cosa c'entrano i Baschi? Quelli sono arrivati dopo dal Golfo di Guascogna cantando
"Noi siamo i cadetti di Guascogna
veniam dalla Spagna,
andiamo a... "

Scusate, la musica mi prende sempre...
I Baschi cacciavano le balene e, cacciando cacciando, le hanno rincorse fin nel mezzo dei grandi banchi di merluzzo del Mare del Nord.
Trovato tutto quel ben di Dio non l'hanno più abbandonato.
Ci tornavano tutti gli anni e ne facevano grandi scorte.
Ma l'aria della Spagna non è come quella delle isole Lofoten, non potevano usare lo stesso metodo di conservazione dei Vichinghi, allora han pensato bene di salare i merluzzi e metterli in barile, così come facevano con le balene (a pezzi savasandir).
Nasceva il baccalà, dalla parola fiamminga kabeljaw, che vuol dire bastone di pesce.
Ma tornando al merluzzo fritto ora vi racconto come l'ho cucinato, con una pastella leggerissima e croccante, tanto che ci siamo mangiati quattro porzioni in due...

Baccalà fritto in pastella 



Ingredienti per 4 persone:
800 g. di baccalà già ammollato e dissalato
100 g. di farina bianca
1/2 bottiglietta di birra chiara
1 uovo
prezzemolo e basilico tritati
1 cucchiaio d'olio extravergine di oliva
sale
olio di riso  o di arachide per friggere

Esecuzione:
Lavare il baccalà, metterlo in una casseruola, ricoprirlo di acqua fredda e far prendere l'ebollizione.
Dopo 15 minuti di ebollizione a calore moderato, sgocciolarlo, spellarlo, diliscarlo e tagliarlo a pezzi.
Mettere in una terrina la farina, la birra, un cucchiaio d'olio, il tuorlo d'uovo e un pizzico di sale, mescolare bene per ottenere una pastella morbida ed elastica.
Aggiungere il prezzemolo e il basilico tritati e far riposare per mezz'ora.
Poco prima di usare la pastella incorporarvi l'albume montato a neve ben ferma quindi immergervi i pezzi di baccalà uno alla volta e friggerli in olio a temperatura non altissima, dai 160/170 gradi, in olio profondo.
Sgocciolare i pezzi su carta da cucina, salare e servire con una fresca insalata di radicchi.
E' risultato un fritto croccante e molto leggero.

domenica 12 gennaio 2014

Ossibuchi con i funghi

I buoni propositi di dieta falliscono miseramente a casa mia, oggi ossibuchi con il riso, poco riso però, così ho l'impressione di stare un pochino attenta... 
Questa volta ho pensato di cucinarli con i funghi, accompagnati da un riso al burro dal sapore piuttosto neutro che non sovrastasse troppo quello della carne con i funghi.


Ossibuchi con i funghi


Ingredienti per 3 persone:
ossibuchi di vitello 3 
burro 30 g. 
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva Don Vincenzo

mercoledì 8 gennaio 2014

Salmone in crosta di nocciole su crema di broccolo romano

Dicono che s'ha da fare...
Dopo la cucina ricca delle ultime festività si deve tornare ad una dieta leggera, rispettosa delle  arterie, del fegato e frattaglie varie... e se s'ha da fare si fa!
Quindi via ai cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi, il salmone in particolare è ricchissimo dell'ormai celebre omega 3, un acido grasso che fluidifica il sangue e ha effetti benefici sul cuore. Se lo abbiniamo ad una broccolo romanesco ricco di antiossidanti, vitamina C, fibre e carotenoidi, penso che si ottenga il massimo, soprattutto se non si frigge ma si cuoce al forno.
Quindi ecco a voi il

Salmone in crosta di nocciole su crema di broccolo romano



Ingredienti per 2 persona:

per il salmone:
2 tranci di salmone di circa 150 gr l'uno
due cucchiai di farina di nocciole
pan carré essiccato e grattugiato
un trito di timo, santoreggia, maggiorana, rosmarino
piment d'Espelette o peperoncino in polvere

per la crema di broccolo romanesco:
1 broccolo romanesco piccolo
1 spicchio d'aglio
4 filetti d'acciuga
brodo di verdura
olio extra vergine di oliva Gran Cru Per Liliana
sale e peperoncino

Preparazione:

per la crema di broccolo romanesco:
Pulire il broccolo e tagliarlo a cimette  lavandole per bene.
Buttare le cimette in acqua in ebollizione e far cuocere per circa 15 minuti quindi scolarle e passarle in acqua gelida per mantenere il bel colore verde.
In una padella far dorare l'aglio con l'olio extravergine, fuori dal fuoco aggiungere i filetti d'acciuga e farli sciogliere. Versarvi i broccoli, regolare di sale e peperoncino, aggiungere un pochino di acqua di cottura dei broccoli e continuare la cottura a pentola coperta fino a quando i broccoli non saranno ben insaporiti. Ridurre il tutto a crema con il minipimer, aggiungendo del brodo vegetale se fosse troppo densa e lasciando alcune cimette intere che serviranno per la decorazione.

per il salmone:
Preparare la panure unendo alla farina di nocciole il pane grattugiato, le erbe tritate e regolare di sale e Piment d'Espelette o peperoncino.
Mettere sul fondo di un piatto un paio di cucchiai d'olio ed un paio di succo di limone, avvoltolarvi i tranci di salmone, quindi rivestirli con la panure preparata.
Appoggiarli in una teglia e farli cuocere in forno ventilato a 200° per 15 minuti circa.
Disporre sul piatto alcuni cucchiai di crema di broccolo romanesco vicino al trancio di salmone e decorare con le cimette intere. Passare un giro di olio extravergine ottimo.








giovedì 26 dicembre 2013

Pranzo di Natale 2013 - Natale al contrario

Quest'anno pranzo di pesce.
Quando ho informato marito e figlio c'è stata una mezza sollevazione:
- Ma siamo matti??? Pesce a Natale? Non se ne parla nemmeno! 
Sono molto tradizionalisti, se mancano il paté di fegato, i bolliti, il cotechino e annessi e connessi per loro non è Natale.
Però ogni tanto bisogna anche accontentare gli altri ospiti, quindi abbiamo raggiunto un compromesso: gli "obbligatori" li preparo per la Vigilia e per Natale pranzo di pesce.
Tutto al contrario insomma...
Ecco qui la tavola di quest'anno




quest'anno ho deciso io: tutto bianco! 
Un bianco Natale!


Dopo l'aperitivo questo è il menù:

Antipasti:
Paté di fegato e fegatini con cachi e pere


Questo per accontentare mio figlio che non voleva il pesce, purtroppo non siamo riusciti a toglierli bene dagli stampi

Patè ai 3 fegati 

Ingredienti:
400 gr. di fegato di vitello

sabato 21 dicembre 2013

Pranzo di Natale 2009 Il nostro Natale con annessi e..sconnessi

    Gli annessi sarebbero i giorni pre e post, ma gli sconnessi ...bè, sono solo io la sconnessa.
    Mi sto accorgendo con gran dispiacere di non essere più come una volta.
    Del resto passano gli anni e le ingiurie del tempo... 
    Vabbè...torniamo al Natale.
    Deciso il menù, dopo una strenua disputa con Roby che voleva l'eterno Gran Bollito, parto con le preparazioni.
    Attacco coi volatili 
    Il cappone bollito nella nostra famiglia è tradizione mangiarlo ripieno la sera della vigilia, però il brodo lo si usa a Natale.
    A me piace disossarlo perché nel servirlo le fette vengono molto meglio.
    Però lascio le ossa alle ali e alle cosce affinché mantenga la forma di volatile.
    Questa volta non l'ho fotografato, vi metto il procedimento.

    Cappone ripieno bollito

    Ingredienti per 4/6 persone: un cappone di circa 1,2 kg., 200 gr. di polpa di vitello, 50 gr. di prosciutto, 20 gr. di burro, 100 gr. di parmigiano-reggiano, due cucchiai di pane grattugiato, due uova, un tartufo (ho usato un vasettino di burro al tartufo bianco), una manciata di prezzemolo, una cipolla, una carota, una costa di sedano, sale e pepe q.b.. 

    Fiammeggiate, lavate, pulite e asciugate bene anche all'interno il cappone. 
    Disossatelo se lo ritenete opportuno.
    Preparate un ripieno abbastanza consistente, mescolando in una terrina la polpa di vitello macinata, il prosciutto, il burro, il pane e il parmigiano-reggiano grattugiati, il tartufo fatto a dadini, il prezzemolo tritato, l'uovo sbattuto, il sale e il pepe. 
    Lasciate riposare per 30 minuti in frigorifero e poi, attraverso un taglio praticato nel ventre, infilatelo nel cappone. Ricucite la pelle e adagiate il cappone in una pentola con abbondante acqua bollente, salata e aromatizzata dalle verdure tagliate a pezzi. Fate cuocere per circa due ore.
    Si serve con mostarda di Cremona e patate bollite.

    ...e fin qui tutto bene.

    Son poi passata all'anitra.
    Come la faccio...come non la faccio...
    Consulto libri e libroni...scelgo Girardet, il grande chef francese, la sua anitra speziata agli agrumi mi sconfinfera.
    Spalmo miele, spezie pestate, senape, rispalmo, faccio marinare, faccio filetti di buccia di limone e d'arancia, spremo il succo, trito bucce e prezzemolo...
    Inforno l'anitra che è ormai notte fonda.
    Intanto preparo il dessert, interrompendomi ogni 5 minuti per spennellare d'intingolo l'anitra.
    Sembra bella, ha raggiunto un bel colore dorato e lucido, una bella laccatura insomma.
    Spengo il forno, apro lo sportello e...perché non la tolgo??
    In poche parole: lo sportello mi si è richiuso inavvertitamente nel lavare il pavimento e l'anitra è bruciata!
    Morale
    Non cucinare alla una di notte quando si è già stanchi e si ha sonno.

    Questa è la mia tavola di Natale



    quest'anno bianca e rossa

    questo è il menù 
    Aperitivo con stuzzichini della pasticceria Mastai

    Antipasto:
      Croissant con Patè d'anatra e Kiwi



      Ingredienti per 8 persone:
      16 croissant salati
      2 petti d'anatra (circa 600 gr)
      400 gr di fegato di vitello
      2 scalogni
      3 foglie di salvia
      2 foglie di alloro
      1 dl di Cognac 1 dl di Sherry
      350 gr di burro
      4 kiwi maturi
      3 dl. di latte
      sale, pepe

      Procedimento:
      Tagliare il fegato a dadini, metterlo in una ciotola, coprirlo con il latte e lasciarlo ammorbidire in frigorifero per almeno 2 ore.
      Eliminare la pelle e e il grasso al petto d'anitra e tagliarlo a listarelle non troppo sottili.
      Sbucciare gli scalogni, affettarli e farli appassire in una padella con 50 gr di burro. Quando saranno leggermente imbionditi, aggiungere l'anatra e farla appena rosolare, bagnare con il latte del fegato e lasciar evaporare a fuoco vivo. Unire quindi la salvia, l'alloro e il fegato e lasciar insaporire velocemente il tutto.
      Sfumare con il Cognac e lo Sherry e farli evaporare.
      Regolare di sale e pepe, mettere il coperchio, abbassare il fuoco e proseguire la cottura per 10'.
      Lasciar raffreddare ed eliminare gli aromi. Frullare l'intingolo di fegato e anatra al mixer con il burro ammorbidito a temperatura ambiente. Regolare di sale e pepe e trasferire il patè in frigorifero per almeno 2 ore, finché risulterà ben addensato e spalmabile.
      Volendo si può mettere il patè in una tasca da pasticcere con la bocchetta a stella per farcire i croissant.
      Sbucciare i kiwi e tagliateli a fettine sottili. Dividere i croissant a metà , come per preparare dei panini o dei sandwiches, e scaldarli leggermente in forno.
      Mettere il patè , decorare con le fettine di kiwi, richiuderli e servirli immediatamente, finché sono ancora tiepidi, accompagnando con fettine di Panun de Natal e di cachi.


      Primo:
      Cappelletti in brodo di cappone



      Secondo:
      Carrè di maiale alle mele e ribes



      Ingredienti per 8 persone:
      1 carrè di maiale (circa 2,5 kg)
      200 gr di fettine di pancetta stesa
      8 scalogni
      8 mele
      250 gr di ribes rosso maturo
      1 Litro di vino bianco amabile
      4 dl di brodo di carne
      1,5 dl di Armagnac o Cognac
      3 cucchiai di zucchero
      3 chiodi di garofano
      burro
      3 cucchiaini circa di fecola di patate
      3/4 cucchiai di olio extravergine di d'oliva
      sale, pepe

      Procedimento:
      Se avete un macellaio disponibile e gentile come il mio fate preparare il carrè di maiale con le ossa ben pulite, fasciato con le fettine di pancetta e legato tutt'intorno con spago da cucina, altrimenti fatelo voi.



      Avvolgete gli ossi sporgenti con foglietti di alluminio. Fatelo rosolare in una casseruola con l'olio e 60 gr di burro e aggiungete gli scalogni sbucciati ed affettati.
      Bagnate con il brodo bollente e cuocete in forno già caldo a 200° per circa 40'.
      Bagnate più volte l'arrosto con il suo fondo di cottura, regolate di sale e pepe, coprite con un foglio di alluminio e cuocete per altri 30' circa a 180°.
      Togliete il foglio di alluminio e lasciate cuocere ancora per 30', aggiungendo qualche cucchiaio di brodo bollente, se necessario.
      Lavate e asciugate le mele, privatele del torsolo e riempite ciascuna con una noce di burro.



      Trasferitele in una casseruola e versatevi il vino, lo zucchero e i chiodi di garofano.
      Portate a ebollizione, mettete il coperchio e fatele cuocere a fuoco basso per circa 15', finché risulteranno tenere, ma ancora consistenti.
      A cottura ultimata togliete il carrè dalla casseruola e tenetelo in caldo.
      Versate il fondo di cottura in una padella e unite il ribes e l'Armagnac o Cognac.
      Diluite la fecola con 2 cucchiai di acqua e versatela nella padella.
      Mescolate bene e lasciate restringere leggermente la salsa.
      Disponete il carrè caldo in un piatto da portata, contornatelo con le mele farcite con la salsa di ribes e servite.

      Dolce:
      Fondente di cioccolato ai marron glacé con salsa al rum



      Ingredienti per 4 persone:
      300 gr di panna fresca
      120 gr di cioccolato fondente
      30 gr di cacao amaro
      8 marron glacé
      80 gr di burro, 2 tuorli d'uovo
      80 gr di zucchero a velo

      Procedimento:
      Fate fondere il cioccolato in una piccola casseruola con burro a bagnomaria.
      Montate i tuorli con lo zucchero finché il composto sarà chiaro e spumoso e incorporategli il cioccolato fuso.
      Mescolate bene e unite il cacao e i marron glacé sbriciolati finemente.
      Montate la panna e incorporatela delicatamente al composto: versate il tutto in uno stampo rivestito di garza oppure negli stampini singoli al silicone, livellate bene la superficie e trasferite in freezer finché' il fondente si sarà solidificato.
      30' prima di servire sformate il dolce, eliminate la garza e lasciate a temperatura ambiente.
      Se sono stampini individuali basta sformarli 10' prima nei piatti, decorandoli con una salsa al rhum e dei marron glacé.

      Salsa al cioccolato bianco e rumdi Giuliana con una mia variazione

      2 dl. panna fresca
      100 gr cioccolato bianco
      1/2 cl rum
      1 cucchiaino di maizena

      Portare a ebollizione la panna, aggiungere il cioccolato bianco spezzettato e quando è sciolto unire il rum. Aggiungere la maizena sciolta in due cucchiai d'acqua fredda, mescolare e lasciar raffreddare.


      Dimenticavo...
      Prima del dolce si son voluti provare dei formaggi strepitosi e dopo il dolce l'immancabile panettone.
      Quest'anno era superbuonissimo, è arrivato nientemeno che da... Bologna!
      Dal famoso pasticcere Fabbri, il miglior pasticcere dell'anno.
      Insomma...tra una chiacchiera e un assaggio di datteri, di caffè alle cinque della tarde eravamo ancora a tavola...
      Per fortuna che ho fatto solo una portata per tipo

domenica 15 dicembre 2013

Le mie tavole di Natale


Pranzo di Natale anni '50



Pranzo di Natale 2010



Ho ripescato dalla cantina dei sottopiatti  in cristallo trasparente che avevo comperato anni fa e mai usato, ed ho pensato di giocare sulle trasparenze del vetro e dei pizzi...




Una tavola di Natale blu, grigia con un pochino di brillio dei lega tovaglioli, in pratica una tavola dark con lampada in tema...


Pranzo di Natale 2013 - Natale al contrario




quest'anno ho deciso io: tutto bianco! 
Un bianco Natale!


Per Capodanno





Pranzo di Natale in rosso




Cena della vigilia


martedì 12 novembre 2013

Risotto con i filetti di pesce persico del lago di Como

Come solito quando vado dal pescivendolo, scorro con un'occhiata panoramica tutto il banco ed oggi ho visto i filetti di pesce persico del lago di Como freschissimi. Non è facile trovarli, sono rari ormai. Ne erano rimasti solo una manciata, quasi 3 etti, per due bastano.
Mi sovviene quanto diceva il nostro amico Enzo sulla "qualità delle materie prime" e se sia possibile fare della buona cucina con materie prime scadenti. 

Lui aggiunge anche: 
"Certo, le buone materie prime non bastano, si possono fare dei cattivi piatti con buone materie prime, ma certamente le ricette che si basano su verdure surgelate, "formaggi" da operetta, prosciutti cotti, salmoni che costano la metà dei polpi, saranno comunque le madri di piatti mediocri."  
Penso a quanto sia fortunata a vivere qui, Chiavenna sarà pure una piccola cittadina, però mantiene i privilegi che una piccola città montana può dare. 
Qui è più facile trovare prodotti ottimi sia della zona che importati. 
A fianco dei grandi supermercati riescono ancora a sopravvivere alcuni piccoli negozi con prodotti qualitativamente superiori, pensate che anche il pesce di mare arriva la notte a Milano ed è sul banco del nostro pescivendolo alla mattina.
Ecco, torniamo ai miei filetti di persico, cucinerò una tipica preparazione lariana.



Risotto con i filetti di pesce persico del lago di Como 


Ingredienti per due persone:
160/200 gr di riso Carnaroli
un quarto di cipolla bianca
vino bianco secco q.b.
1/2 litro di brodo vegetale o di pesce
100 gr di burro
olio extravergine di oliva
300 gr di filetti di pesce persico
farina di kamut o di semola
timo

Procedimento:
Per prima cosa trito finemente un quarto di cipolla bianca e la metto a soffriggere in una casseruola di rame con qualche cucchiaio d'olio d'oliva extra vergine ed una noce di burro di montagna bello giallo, dolcissimo, lo produce il nipote della mia amica.
Non è per fare la sborona, ma il rame per il risotto è insuperabile, ha una straordinaria capacità di condurre il calore e si adegua alle temperature desiderate ottimizzando la cottura.
 

Verso 6 pugni di riso Carnaroli, quello di risaia nel sacchetto di stoffa a fiori come una volta.
Giro e rigiro affinché i chicchi si impregnino bene del grasso di cottura diventando translucidi. Rigirando devono emettere un suono particolare, un cric cric... di chicchi che sfregano uno contro l'altro. Ecco, questo è il momento di versare mezzo bicchiere di vino bianco riscaldato per evitare uno shock termico al riso e perdere un po' di alcool. 

 
Lascio sfumare e quando il vino è ben assorbito ed i chicchi si separano uno dall'altro abbastanza asciutti è ora di aggiungere il brodo caldo ( di verdura o di ritagli di pesce) poco per volta, tenendo il riso rimescolato.
 
Nel frattempo infarino i filetti con la farina di kamut, perché ha una grana un po' più grossa della farina bianca (penso si potrebbe usare anche la farina di semola) e rende il fritto più croccantino.
Li friggo in poco olio extra vergine, tanto burro e qualche rametto di timo portandoli ad un bel colore dorato, pepando e salando solo alla fine. 
Quando il riso è bello al dente lo dispongo nel piatto, vi appoggio alcuni filetti dorati e verso sopra al tutto alcuni cucchiai del fondo di cottura dei filetti.
 
Piatto semplice, gustoso e con prodotti di qualità .

giovedì 31 ottobre 2013

Confettura di pomodori verdi e cannella ( metodo Ferber)

Sto trascurando il mio blog in questo periodo e mi spiace moltissimo,  mi sto riprendendo in questi giorni da alcuni piccoli problemi di salute che me ne hanno tenuta lontana ed ora vedrò di recuperare.
L'occasione questa sera me l'ha data un caro amico di sempre, di quelli che, anche se ci si vede di rado, è come se ci fossimo lasciati il giorno prima. 
Con mia grande sorpresa ho trovato una sua richiesta qui sul blog e non vi nascondo che, oltre che farmi piacere, mi ha emozionato pensando che antichi legami d'amicizia possono essere tenuti vivi anche da un blog di cucina.
Allora caro Dario ti metto qui il procedimento di M.me Ferber, per me la regina delle confetture e marmellate, non ho foto da allegare né di pomodori verdi, né della confettura pronta, spero che me le possa mandare tu come documentazione della tua 

Confettura di pomodori verdi e cannella  ( metodo Ferber)

Ingredienti:
kg 1.800 di pomodori verdi o kg 1.100 di peso netto
950 g di zucchero
succo di un limone piccolo
1 stecca di cannella (o vaniglia o cardamomo)

Procedimento:
Scegliere nell'orto i pomodori più belli e più verdi. Lavarli sotto l’acqua corrente ed asciugarli.
Tagliarli in quarti, eliminare il succo che esce, i semi e la parte bianca del cuore.
In una ciotola, unire alle fette di pomodoro lo zucchero ed il  succo di limone,  coprire con un foglio di carta forno a contatto e lasciar macerare al fresco per una notte.
Il giorno dopo versare questa preparazione in una bassine ( pentola di rame diam. 40 cmx 14 h), aggiungere la stecca di cannella, portare all'ebollizione e mantenere la cottura a fuoco dolce per 10 minuti rimescolando delicatamente.
Versare nuovamente in una ciotola, coprire con un foglio di carta forno e conservare al fresco ancora per una notte.
Il terzo giorno riportare ancora all'ebollizione e, schiumando  e rimestando di tanto in tanto, mantenere la cottura a fuoco dolce per dieci minuti.
Quando i quarti di pomodoro saranno teneri passarli al passa verdura o frullarli con il minipimer, togliendo prima la stecca di cannella.
Riportare all'ebollizione e cuocere a fuoco vivo per 5 minuti circa rimestando continuamente e schiumando se serve. Verificare la consistenza con la prova piattino tolto dal congelatore, quindi versare la confettura nei vasi precedentemente sterilizzati e chiudere.

P.S.- dì all'Ada di non diminuire lo zucchero! Lo so che lei lo fa ;)


mercoledì 9 ottobre 2013

Gnocchi di zucca al casera stagionato


E finalmente è autunno!
Adoro questa stagione, per i suoi contrasti, per l'esplosione di colori nella natura, per i grigi delle sue intime brume,  per le lievi malinconie, per le brezze mattutine, per il sole ancora caldo, per l'allegria che ispira, per la voglia di mettere i colori anche nei piatti: i rossi, i gialli, i verdi, o l'arancione come in questo caso.


Gnocchi di zucca al casera stagionato


Ingredienti per 4 persone:
Kg. 1,5 di zucca matura ( 750 gr circa di polpa cotta)
gr. 350 farina 00
2 uova
noce moscata
casera stagionato 3 anni, grattugiato
gr. 50  burro
1 spicchio d'aglio
salvia
sale e pepe

Procedimento:
Lavare la zucca e pulirla dai semi, tagliarla a spicchi e metterla in forno a 180° avvolta in carta stagnola per 30/40 minuti, dipende da quanto spesse avete tagliato le fette. 


Una volta cotta sbucciarla, spremere i tocchi di zucca per togliere l'acqua residua e passarla al passaverdura o allo schiacciapatate (se fosse ancora un po' umida ripassarla ancora in forno o in un tegame finché è asciutta).
Lasciar raffreddare e unire le uova, il sale, la farina, 4 cucchiai di casera e una grattata di noce moscata.

Si ottiene un composto omogeneo che con l'aiuto di un cucchiaio (bagnare sempre il cucchiaio con l'acqua di cottura per fare scivolare l'impasto)o di una tasca da pasticcere si fa cadere a pezzetti nell'acqua bollente salata.


Quando gli gnocchi vengono a galla scolarli con la schiumarola, versarli in una zuppiera e condirli man mano con il burro spumeggiante, soffritto con l'aglio ed alcune foglioline di salvia, cospargendo con  abbondante casera grattugiato ed una generosa macinata di pepe.
Volendo si può decorare il piatto con una cialda di casera.
Ho scelto il casera stagionato perché la sua nota piccante e sapida fa da contrappunto alla dolcezza della zucca.
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